Consenso informato; una domanda di Colajanni. A cui Adornetto risponde.

La questione del consenso informato in psichiatria e in medicina generalmente parlando, è fondamentale; e nel contempo è complessa, articolata e "lunga". Intanto, in generale, il consenso informato, [per ovvie ragioni di interesse e di potere, n.d.r] è una chimera, nonostante sia previsto dalla legge. Qualche anno fa, dopo anni e anni in cui me ne avevano raccontate tante, è stato il mio turno. Ho firmato un consenso informato, ma, di fatto, non ero stato informato di nulla. (Dovevo fare un intervento per dei calcoli, calcoli che alla fine mi hanno tenuto per quasi un mese in costante coliche renali. O firmavo o firmavo. In caso contrario mi lasciavano per come ero. Ecco perché ho firmato). Nei fogli che fanno firmare per i consensi informati, vi è scritto che la persona è stata informata di tutto, ma non è per niente vero. Qualche informazione la danno, ma non tutte e non le più importanti e basilari.

Le persone firmano nella convinzione di essere state informate su
tutto, e quando capita qualcosa, "non possono dire" che quella cosa non la sapevano. C'è la firma, e la controparte dice sempre che le hanno informate su tutto. Arrivando alla psichiatria, c'è un solo caso, per quel che ne so, che prevede il consenso informato, ed è nel caso dell'elettroshock (Mi riferisco ai maggiorenni. Per i minori ci vuole il consenso informato dei genitori. Ma vedi il caso della psichiatra Marazziti, che non solo non parlò degli effetti collaterali dei farmaci ma addiritturà sperimentò sulla bambina un farmaco non ancora approvato. La bambina è stata rovinata).
Ma per come mi è stato riferito, in caso di elettroshock le cose vanno peggio di come ho su descritto, difatti, negli altri casi una persona, anche se non viene informata su tutte le implicazioni e su tutti i rischi, sa almeno che cosa gli verrà fatto, che intervento subirà (Ad esempio, una TAC, un intervento agli occhi, ecc.). Gli psichiatri invece dicono alle persone che gli verrà praticata la cura del sonno. Cura del sonno?????
Ma non esiste la cura del sonno...
Invito a leggere questo messaggio: http://it.groups.yahoo.com/group/no-psichiatria/message/10796

(Scusate per la "parolaccia"). Riguardo agli psicofarmaci, non vi è né consenso né informazione, checché se ne dica.
Che poi gli psichiatri dicano che informano su tutto, è altra cosa. E gli psichiatri dicono di tutto, e il male è che gli viene concesso tutto, che gli vien data sempre ragione e che vengono sempre creduti. E quando dico sempre, intendo sempre. Gli psichiatri, mi faccio capire con un esempio, possono anche permettersi di dire "Siamo fascisti ed antifascisti", cioè una cosa impossibile e palesemente non vera. Uno o è fascista o è antifascista, non può essere l'uno e l'altro. Può anche essere né l'uno né l'altro, ma non tutte e due le cose.
Solo che gli psichiatri affermano cose similari ed uguali e tutti pendono dalle loro labbra.

Gli psichiatrizzati non vengono informati sugli effetti nefasti degli psicofarmaci, e si dice loro di non leggere i fogli illustrativi. Negli SPDC i foglietti non ci sono, vengono fatti scomparire. Ciò non solo perché non devono finire nelle mani degli psichiatrizzati ma anche per non correre il rischio che vengano dagli infermieri letti. Questi non devono sapere che stanno distribuendo veleni, devono credere, come tutti, che quella che danno "è la medicina che fa tanto bene". Agli psichiatri non piace correre rischi. Magari c'è qualche infermiere coscienzioso che leggendo i foglietti, invece di dare le pillole ai ricoverati, scaraventa quelle schifezze nel cesso e nella spazzatura, nei luoghi idonei. Meglio se tutti credono che gli psicofarmaci facciano bene. Meglio se tutti continuino a credere che ciò che vedono negli psichiatrizzati siano i segni della loro malattia mentale e della loro degenerazione mentale, senza che li sfiori il dubbio che ciò che vedono viene UNICAMENTE provocato dagli psicofarmaci, psicofarmaci che portano alla degenerazione e alla distruzione mentale.

Quando uno psichiatrizzato, che non è stato informato su ciò che prenderà, espone qualcosa agli psichiatri (ad esempio, contratture e rigidità muscolari), quest'ultimo magari lo dice che sono provocate dagli psicofarmaci, ma minimizza, annacqua, dice che è cosa da niente, e che in ogni caso i benefici sono molto superiori e contano questi. Lo psichiatrizzato,
invischiato senza vie d'uscita nella trappola, non ha, a causa degli psicofarmaci e sotto l'effetto degli psicofarmaci, forza e volontà per opporsi mentalmente. In quei momenti, per chiunque è facilissimo - più facile del bere un bicchier d'acqua - convincere lo psichiatrizzato e piegarne l'inesistente volontà.
Per cui, non solo continuerà ad assumere psicofarmaci, ma penserà al suo psichiatra come al suo salvatore, come colui che lo aiuterà e che lo guarirà. Il tutto senza sapere e senza minimamente immaginare che gli psicofarmaci, lentamente - ma costantemente ed inesorabilmente -, lo demoliranno e lo distruggeranno sempre più, che lo prosteranno e lo sbricioleranno sempre più.

Detto ciò, e detto ciò perché è così, gli psichiatri che informazioni possono dare? E che consenso ci può essere a quello che commettono?
E' ovvio che non danno informazioni e che quando le danno queste sono false e menzognere.
Ricorda,
infine, che i fogli illustrativi vengono chiamati "bugiardini", e ciò è riconosciuto anche dai medici e, a volte, persino da degli psichiatri. Bugiardini perché non solo non dicono tutti gli effetti "collaterali" provocati dal farmaco ma anche perché quelli riportati sono parecchio smussati nei loro reali effetti. Ad esempio (ne "sparo" una), invece di scrivere "Può provocare infarto", scrivono "Può provocare tachicardia". Ma son due cose diverse, e lo sappiamo. Solo che se venisse scritto "Può provocare infarto", chi lo assumerebbe il farmaco?
Così è anche, e ancor di più, per i foglietti illustrativi degli psicofarmaci, e chi li ha letti, sa quanto siano pericolosi e letali i "probabili" effetti "collaterali" dei bugiardini.
Solo che - per la nostra mentalità vile, meschina, ottusa, becera e cafona - finché in ogni cosa non ci scappa il morto, "tutto va bene", "non ci fa niente". E anche dopo che c'è scappato il morto, finito il clamore ed i cori delle
lamentatrici, si ricomincia e si continua imperterriti.
Già, perché ci deve scappare il morto, come se eserciti di zombie, di persone denaturate, di esistenze sepolte non contino nulla.
Come se conta solo la morte fisica, mentre per la morte psichica e per la morte dell'anima non ci fa niente, e nessuno spreca una sola parola. O perlomeno, le parole vengono dette: per infierire, rincarare la dose e rigirare il coltello nella piaga.
Ma si ha la più pallida idea di cosa significa essere Vivo?
Avete mai visto una persona psichiatrizzata, rovinata dalla psichiatria?
Avete mai visto lo sguardo della madre di una persona psichiatrizzata, lo sguardo di una madre spezzata in due dal dolore per il fatto di vedere il figlio ridotto a vegetale, per il fatto di vedere il figlio morto? Madre spezzata, prostrata e divorata dal dolore e dalla sofferenza del lutto continuo e costante, lutto che viene alimentato ed ingigantito senza fine dalla presenza e dalla vista del figlio morto.
Ma mi "raccomando", che si vada avanti così, che l'establishment psichiatrico continui a fare quello che ha fatto e che fa. Tanto non muore nessuno, tanto nessuno dice niente, tanto questi poveri e miserabili malati di mente non contano nulla e non valgono niente.
E per establishment psichiatrico non intendo solo la psichiatria, gli psichiatri, le psichiatre ed i produttori e spacciatori di psicofarmaci. Intendo anche TUTTE le altre persone, operatori e non, che con ciò che fanno, sostengono, rinforzano e mantengono a spada tratta lo stato di cose che ho descritto.
Sì, riconosco che gli psichiatrizzati sono miserabili: ma lo sono perché voi li avete ridotti così. E rimangono miserabili per ciò che gli fate e per come li trattate.
Sì, è vero, lo so, lo riconosco, gli psichiatrizzati provocano disgusto e, ancor più ribrezzo. Più che pena e pietà, provocano ribrezzo. per cui se c'è chi ce ne libera della loro presenza e se ne occupa, che ben venga. Non è questo ciò che pensa, e dice, la gente? E non appoggiano e sostengono chi ci libera dalla presenza di queste persone che fanno ribrezzo?
Gli psichiatri sono stati molto astuti e diabolici.
Ad un certo punto, venne appurato e dimostrato che era la struttura muraria del manicomio che riduceva le persone in un certo modo, e ciò non lo poteva negare più nessuno.
Ma ora, ora che i muri del manicomio non ci sono?
Gli psichiatri, in pratica, "dicono", col loro operato, ciò: "Vedete, magari una volta si poteva dire che le persone si deterioravano per colpa del manicomio. Ora non più. Ora è evidente che la causa del loro deterioramento è la malattia mentale. E' un deterioramento diverso di quello del manicomio, ma un deterioramento c'è ugualmente, per cui non vi sono dubbi sul fatto che questo è procurato dalle malattie mentali".
Le conseguenze sono inevitabili.
Ma oltre al fattore psicofarmaci, sappiate, come è stato tante volte detto, che il manicomio non è una struttura ma un criterio.
La persona più fiorente, florida, vitale, luminosa, dinamica e sana, se messa in situazione manicomiale, nel giro di brevissimo tempo sfiorisce, infiacchisce e crolla, e la si vedrebbe come le persone una volta chiuse nei manicomi e come gli psichiatrizzati oggi.
Natale
Adornetto
P.S. Se avrò tempo e voglia, completo quello che ho scritto sull'accettazione delle cure e lo invio. Ma non lo assicuro.

--- Mer 27/8/08, Luigi Colaianni ha scritto:
Da: Luigi Colaianni
Oggetto: [ASit] Consenso informato
A: "ASITmess"
Data: Mercoledì 27 agosto 2008, 11:23

Buon giorno Natale, e buon giorno a tutti.
Vorrei chiedere a te e chi intenda discuterne, sia in virtù delle
proprie competenze, sia delle proprie esperienze, alcune
considerazioni circa il consenso informato in psichiatria.
Tale tema è costantemente lasciato al senso comune, secondo la formula per cui a tutti i cittadini è riconosciuto il diritto di informazione e di scegliere se curarsi e quali cure accettare, tranne alle persone che vengono considerate incapaci "naturali".

Per cui si assiste spesso a una pratica paradossale per cui le persone con diagnosi psichiatrica possono scegliere nel merito delle cure, ma coloro che rifiutano le cure sono certamente "matti".

Rilevo l'importanza del tema non solo a livello di principio, ma in virtù sia della pericolosità che alcuni farmaci neurolettici (antichi e nuovi) costituiscono per gli effetti collaterali, sia del fatto che non vengano rappresentate generalmente possibilità alternative circa i trattamenti (cfr. esperienza di Soteria).

Vi ringrazio per l'attenzione e vi saluto.

Luigi C.

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