dismissione - paura
vorrei dirvi come mi sento in questo momento.
Non scrivo più la mia storia perchè lo già fatto in altri post. Ora dopo 7 mese che assumo una compressa di paroxetina (che dicono essere la molecola che provoca più dipendenza ... ed è vero) vorrei smetterla perchè ho una gran paura degli effetti collaterali nel lungo periodo. Non vi nascondo la paura di riprovare le crisi d'ansia, il panico, lo smarrimento, la paura, la paralisi.
La potenza di queste pasticche è enorme. I giorni in cui dimentico di prenderla, alla sera soffro di vertigini e stordimento. E mi vengono a dire che le mie sono dosi omeopatiche!
Ora comunque sto correggendo l'alimentazione, inizio a fare un po' di sport con regolarità... insomma cerco di prepararmi alla dismissione...
speriamo...
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meglio non forzarsi a dismettere
vale35,
nonostante io sostenga la tesi che sia sempre meglio buttare tutti gli psicofarmaci al più presto - perché non risulta che il cervello sia malato/danneggiato per nessuna diagnosi psichiatrica; perché l'assuefazione e i danni a lungo termine anche medicalmente gravi causati da tali farmaci intervengono sempre,
tuttavia so che una assuefazione sia medica che psicologica ci sono dopo pochi mesi e spesso anche indipendentemente dall'assuefazione c'è a causa della situazione personale e sociale di vita il bisogno di un sostegno e spesso l'azione abitudinaria della pasticca giornaliera supplisce come 'magicamente' tale bisogno,
e inoltre nel caso della paroxetina (Paroxetina Seroxat) nel gruppo di auto-aiuto non psichiatrico di Roma c'è già stato un caso di ricadute anche con dismissione molto rallentata (cambiato a versione a gocce e scalato in più mesi),
così aspetta di essere in una situazione psicologica e sociale favorevole prima di smettere, nessuno ti corre dietro, e la paroxetina è solo un antidepressivo, non un molto più pericoloso e danneggiante neurolettico ...
(sto cercando di ricontattare la ragazza di Roma con quel tuo stesso problema della paroxetina, che magari intervenga qui o con contatto personale con te, Valeria)
Sandro C
ciao
Sono la ragazza di Roma a cui fa riferimento Sandro nel suo post poco sopra (Sandro, ho cambiato nickname, ne ho scelto uno un po' più stellare ;) ).
Che dirti, Sandro ha già spiegato a grandi linee cosa mi è capitato. Avevo cominciato ad assumere paroxetina (prima 10 mg al giorno per due settimane, poi 20 mg al giorno, la dose attuale). Il motivo? Avevo attacchi di panico, ero molto giù, non riuscivo nemmeno più a mangiare per via dell'ansia. Ho cominciato a riprendermi seriamente dopo alcuni mesi, ho iniziato una psicoterapia (prima individuale, poi di gruppo) e sono stata meglio.
La mia vita era ritornata, più o meno, quella di sempre. Ho pensato quindi che potevo smettere con i farmaci e , d'accordo col mio medico di famiglia, ho concordato uno scalaggio del farmaco. Alcune idee per scalare le ho date io al medico, le avevo lette su alcuni siti di ex-pazienti che facevano uso della paroxetina.
Innanzitutto invece delle compresse ho acquistato la sospensione orale: è uno sciroppo molto denso, arancione, con un pessimo sapore, ma è più facile da diminuire. Lo puoi tirare su dal flacone con una siringa senza ago e puoi dosare i singoli ml, cosa che è molto più complicato fare con le compresse. Ho cominciato con lo scalare di pochi mg, ogni due settimane prendevo 2-3 mg meno delle volte precedenti. Ero arrivata quasi a zero, ma ho avuto una ricaduta di ansia fortissima, sono tornata dal neurologo e mi è stata prescritta di nuovo la dose iniziale (20 mg, che hanno impiegato i canonici 15 giorni per fare pieno effetto).
Penso che il metodo adottato sia giusto, sono stata forse un po' troppo veloce nello scalare. Ai primi segni di ansia incontrollabile ho avuto una paura fortissima e ho preferito riandare dal medico. Peccato, era l'occasione giusta per smettere del tutto. Penso che a breve ritenterò la dismissione, stavolta però sarà diverso. E' diversa la mia vita rispetto a quando ho avuto la ricaduta: oggi ho un lavoro, mi sento più sicura di me, ho continuato nel tempo la psicoterapia... Insomma, stavolta posso farcela.
Un'altra cosa che ho imparato da questa esperienza è che conta anche il periodo in cui inizi lo scalaggio: la primavera è assolutamente da evitare! E' un periodo dell'anno che mi rende agitata e nervosa più che mai, avrei dovuto pensarci da sola che era meglio farlo in un altro momento.
Sono importanti anche gli amici, delle persone che sappiano quello che stai facendo e che ti sostengano nei tuoi sforzi.
Fai le cose con calma, mi raccomando. Se già adesso all'idea di smettere la paroxetina ti viene l'ansia... Forse non è il momento adatto per smettere! Quando cominci, devi cominciare convinta al 100% e serena nella tua decisione, altrimenti diventa tutto più complicato.
In ogni caso, in bocca al lupo!
ciao grazie della risposta su paroxetina
hei grazie!
a leggere la tua storia mi sembra di sentire la mia.
Sicuramente per motivi diversi ma il percorso è uguale.. i tentativi di dismissione, l'ansia raddoppiata...
Io odio questi farmaci, odio il medico che me li ha dati la prima volta e odio me stessa per "amarli"..
La mia paura più grossa è di non riuscire mai a smetterli...
Chi mi dice che a lungo andare queste schifezze non mi provochino dei veri e propri disturbi.. e che da un inizio di "ansia" e depressione avvenute in un periodo particolare della mia vita, non si passi a vere e proprie manifestazioni più gravi? e nessuno ammetterà mai che questi problemi possano essere causati dalla paroxetina assunta per molto tempo.
Vorrei dirvi questo: mi padre, cha a 77 anni ha assunto un antidepressivo per diversi mesi, dal momento dell'interruzione avvenuta con tutte le precauzioni, ha riacquistato tutti i sintomi iniziali. Depressione, ansia, lacrima facile... bhè come vuole la regola il medico gli ha detto che avrebbe dovuto ricominciare..
Lui non ha voluto, abbiamo parlato parecchio di questa cosa.. io ho cercato di tranquillizzarlo, di dirgli che certi stati d'animo sono normali in aclune circostanze, di provare a portare pazienza, di sfogarsi.. bhè il periodo è durato alcuni mesi ma ora mio padre sta benone!!
io avrei voluto avere qualcuno che facesse lo stesso discorso a me...
un abbraccio a tutti voi
paroxetina&company
conosco bene la paroxetina,
ho scritto e poi cancellato, perche' cio' che voglio dire e' tutt'altra cosa.
ho letto i vari timori, i tentativi di dismettere e alcuni effetti.
scusate ma non mi tornano i conti.
leggo tra le righe e in ogni espressione la voglia esagerata di sedazione.
non vorrei essere fraintesa, anche perche' ognuno sa come si sente dentro, quindi non pensate che mi stia mettendo a fare critiche...
dicevo che tra le righe leggo un qualcosa che attira la mia attenzione: la necessita' assoluta di sentirsi in un certo modo.
soprattutto di sentirsi in un certo modo sempre.
io penso che ci si possa sentire senza ansia e tristezze varie, solo a 5 anni. sempre se a 5 anni non si subiscono violenze e abbandoni.
io penso che invece di spegnere le nostre emozioni dovremmo imparare ad accettarci,
vivere in base ai nostri cambiamenti,
cambiamenti dettati dall'eta', i problemi quotidiani, lo stress, ecc.
e' normale che diminuendo il farmaco (che a mio avviso, ed esperienza, da' piu' o meno gli stessi effetti della droga), ci si debba fare i conti con la nostra reale interiorita' e relazioni.
e' normale l'ansia e l'abbattimento.
non siamo macchine.
io mi sono liberata dalla paroxetina e company quando ho accettato l'idea di non essere piu' quella di 20 anni fa.
(a parte il fatto che non sarei comunque quella di 20 fa anche senza ansia).
e che c'entra la primavera? vogliamo farci convincere dalla psichiatria che in primavera e in autunno si acuiscono i malesseri?
perche' non proviamo a pensarci?
in primavera, come in ogni cambio di stagione, avviene un rinnovamento, una trasformazione.
cambiamo i vestiti, cambiano i colori, gli odori, i sapori.
le campagne esplodono.
uno stravolgimento della natura incredibile.
mi dite perche' mai noi esseri umani non possiamo avere un umore differente rispetto alla stagione precedente?
il controllo e l'approssimazione della psichiatria gioca molto su questo, e piu' giochiamo insieme piu' abbiamo paura, visto che ce lo dice uno psichiatra che un tempo ha studiato medicina.
forse un contadino saprebbe aiutarci meglio.
non sto sminuendo i malesseri. ma forse, se provassimo a vivere la vita con le sue trasformazioni e non il controllo di noi stessi, l'ansia non sarebbe cosi' indomabile e forse somiglierebbe molto piu' alla voglia di rinnovarsi.
non so come spiegarmi... ma probabilmente ci arriverebbe ''un'ansia''diversa. qualcosa di meno ''pauroso''.
se poi vogliamo parlare di farmaci la paroxetina puo' essere dismessa tranquillamente. io l'ho presa.
l'ho dismessa senza dover comprare lo sciroppo per diminuirla in piccolissime dosi.
scusate ma quando l'abbiamo presa per la prima volta abbiamo fatto la stessa cosa? no.
penso che nel giro di una settimana siamo riusciti a prenderne 20 ml.
e perche' la prima volta tutto e' andato bene senza che ci scoppiasse il cuore?
perche' non abbiamo temuto che il nostro corpo reagisse male all'intrusione della chimica di un farmaco,
mentre adesso abbiamo paura che il nostro corpo esprima noi stessi?
piu' ne siamo schiavi piu' perdiamo il nostro controllo - piu' perdiamo il nostro controllo - piu' abbiamo paura - piu' abbiamo paura - piu ci sale ansia e sensazioni varie.
per questo e' fondamentale conoscersi e accettarsi prima di qualsiasi decisione.
paroxetina - paura dismissione - paura vita
hai perfettamente ragione. Credo tu abbia proprio centrato il nocciolo della situazione.
La paura di crescere (mi fa ridere dire questo a 36 anni), la pura del dolore. Il fatto è che io mi son sempre buttata i dolori alle spalle.. e ovviamente questi tornano a chiedere il conto.
Poi che oggi ci sia la prassi di bollare le persone con i termini della "Malattia mentale" è un altro discorso. Il punto cruciale invece è proprio quello che hai scritto tu.
La mia paura ad abbandonare la paroxetina è proprio quella di dover poi fare i conti con me stessa, situazione che porta ad un deperimento fisico anche (l'ansia mi fa dimagrire)ma quel che è peggio è il circolo vizioso che si innesca:
ho un porblema, un'angoscia, una fobia, mi spavento e mi conduco in un certo stato d'animo, che mi si dipinge in volto. Poi subentra la vergogna per questo modo di essere o di stare, e la paura che si veda, che gli altri vedano il mio dolore, così ricorrere alla pastiglia è un attimo.
Spero di non aver fatto confusione.
Grazie ancora, le osservazioni per quanto male facciano fanno però anche riflettere e "maturare"..
ahh poi un'altra osservazione giusta che fai è quella sull'accettazione di noi stessi e la trasformazione.
Anche questo è un aspetto presente in me che però ho sempre ignorato. I cambiamenti, gli abbandoni, le trasformazioni fisiche e mentali. Io ho sempre cercato di controllare tutto. Credo che gran parte dei miei problemi venga proprio dall'ignorare questo aspetto di me.
grazie
paroxetina(vale35)
beh vale, l'importante e' cominciare a capirsi. e mi sembra che tu lo stia facendo.
anche il tuo modo di relazionarti al farmaco, nella mia ignoranza, non sembra malaccio...
magari... (te lo dico come lo direi a mia sorella) dovresti/potresti cercare una via per fottertene un po' di come ti vede la gente e dei tuoi conti con te stessa... fortunatamente noi umani abbiamo tanti aspetti che ci contraddistinguono e non e' necessario apparire per come pensiamo di dovere apparire. sono sicura che la ''fragilita''' ogni tanto dona di piu'...
un bacio