Morti in psichiatria: vogliamo aiuto e verità

22 ottobre 2008 | 10:32
Morti in psichiatria, «Vogliamo aiuto e verità»
Un dramma senza perché: la famiglia della vittima chiede aiuto. L'orrenda storia di Renata Laghi, passata da una visita psichiatrica a un ricovero da incubo. E stroncata da un infarto dopo dieci giorni di maltrattamenti e d'acuta sofferenza. I familiari: «Vogliamo capire chi ha sbagliato; e aiuto». Destino o malasanità?

Posted by Natale Adornetto
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«In questo momento non abbiamo ancora deciso cosa fare. Sulla morte della mamma rimangono ancora tanti dubbi, tante cose da chiarire. Tanta rabbia e tanto dolore. Sarebbe importante capire. Una cosa di questo tipo non deve più capitare, a nessuno e per nessun motivo. Ma se qualche associazione non ci viene in aiuto è difficile pensare di poter andare avanti da soli...».

«C’era Renata su una sedia, completamente fuori di sé. Aveva la bava alla bocca, si era fatta la pipì addosso ed era tutta sporca. Non rispondeva. Era completamente sedata. Non l’avevo mai vista in quello stato. Era un’altra persona dal giorno prima. E’ chiaro che le era stato dato qualcosa di molto forte. Ho chiesto agli infermieri cosa fosse successo, ma nessuno diceva niente. Mi dicevano di andare via».

«Il giorno seguente – continua Massimo - abbiamo trovata Renata nel letto. Era legata. Era in uno stato pessimo: agitata, sporca, non beveva chissà da quanto. Riusciva solo a dire ‘acqua, acqua’. Aveva la bocca piena di croste». «Fra l’altro – aggiunge Roberto – la mamma soffriva d’asma. Le avevamo portato la sua bomboletta, ma era stata subito sequestrata. Lei era nel letto, immobilizzata, e il campanello non era raggiungibile. Se avesse avuto una crisi, non se se sarebbe accorto nessuno…».

«Nei rari momenti in cui era un po’ più lucida, la mamma diceva che la maltrattavano, che la picchiavano e la umiliavano. Dicevano che se l’avessimo lasciata lì, l’avrebbero ammazzata. In quelle condizioni era difficile crederle. Ciononostante era piena di lividi. Anche in camera mortuaria, quando l’ho vista per l’ultima volta, aveva un sacco di ematomi.

«Ogni giorno non migliorava, anzi era sempre peggio. La mamma era legata al letto, molto sporca, aveva sempre la bocca secca.

«In questa storia ci sono anche aspetti inaccettabili. La mamma era sempre in condizioni igieniche pessime, era sempre disidratata, sempre piena di lividi e sempre sedata in maniera massiccia, evidentemente troppo massiccia per il suo organismo. La cosa che davvero non mi spiego è perché, quando ha cominciato a respirare male, non le sia stato fatto un elettrocardiogramma , o una visita specialistica. Il tempo c’era. I farmaci che si usano per quelle patologie sono molto pesanti anche per il sistema cardiovascolare di una persona sana.

«Per ora vogliamo raccontare la nostra storia, capire se qualche
associazione di tutela del paziente può darci una mano a capire come procedere. Fare in modo che cose di questo tipo non accadano più è nell’interesse di tutti».

Source:
Posted by Natale Adornetto.
http://www.sabatoseraonline.it/home_ssol.php?site=1&n=articles&category_...

Forlì: morta in psichiatria,

Forlì: morta in psichiatria, Regione istituisce commissione d'indagine

Soffriva di depressione e in seguito al riacutizzarsi della malattia aveva svolto un controllo in ospedale a Forlì, dove venne trattenuta nel reparto di Psichiatria. Poi dopo qualche giorna è morta per un arresto cardiocircolatorio. Sul caso di Renata Laghi, 53 anni, morta il 6 ottobre scorso, la Regione ha deciso di istituire una commissione d'indagine per verificare se le accuse lanciate dai familiari della vittima nei confronti della struttura forlivese sono fondate.

La vicenda della signora Laghi è cominciata la sera del 26 settembre quando venne firmato un Tso (trattamento sanitario obbligatorio) per Renata Laghi, che era appena stata visitata da uno psichiatra dell'ospedale forlivese. Da quel momento secondo la famiglia sarebbe cominciata la reazione della donna, che voleva essere ricoverata a Riolo anziché a Forlì.

Durante il ricovero a Forlì, secondo quanto denunciato nei giorni successivi alla tragedia dalla figlia della vittima, Roberta, sui quotidiani locali, Renata Laghi sarebbe stata stata trattata come nei manicomi del passato. La signora era "dimagrita di 15 chili, sempre disidratata, piena di sedativi e diceva che la picchiavano e la maltrattavano".

Accuse pesanti, sulle quali sarà la giustizia a pronunciarsi, ma nel frattempo si è mossa anche la Regione. "Abbiamo ritenuto di dover istituire questa commissione - ha detto

l'assessore Bissoni - per la necessità di approfondire quanto successo considerato che la signora era ricoverata in trattamento sanitario obbligatorio e dunque in una condizione che richiede elevati standard di garanzia etica e tecnico professionale".

In particolare, entro il 22 dicembre, la Commissione dovrà presentare una dettagliata relazione in merito allo svolgimento dei fatti, alla verifica delle indicazioni organizzative e gestionali del Dipartimento di salute mentale dell'Azienda Usl di Forlì (sia territoriali che ospedaliere), alla verifica dell'esistenza e della relativa applicazione delle procedure tecnico professionali nell'intero percorso assistenziale assicurato alla signora, alla verifica delle strategie aziendali su dignità e sicurezza dei pazienti con particolare riferimento allo stato di attuazione del piano aziendale per la gestione del rischio clinico.

A far parte della Commissione, che sarà coordinata da Eugenio Di Ruscio (coordinatore dei Servizi sanitari della Direzione generale sanità e politiche sociali della Regione), sono stati chiamati Mario Amore (professore ordinario di clinica psichiatrica, Università di Parma), Alberto Cicognani (professore ordinario di medicina legale, Università di Bologna), Alessandra De Palma (direttrice Unità operativa medicina legale e gestione del rischio, Azienda Usl Modena), Giovanni De Plato (professore associato di psichiatria, Università di Bologna), Angelo Fioritti (responsabile del Servizio salute mentale della Regione), Antonella Santullo (direttrice assistenziale, Azienda Usl Rimini).

Da: http://www.romagnaoggi.it/forli/2008/11/24/109050/

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